Mario Nappi Trio

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Fonte: marionappi.com

Mario Nappi Trio è la formazione che prende il nome dal pianista e leader Mario Nappi. Lo seguono il contrabbassista Corrado Cirillo e il batterista Luca Mignano.

Il progetto propone musica originale composta dal leader della formazione. Si tratta di un trio molto affiatato, che negli anni ha suonato in club così come in manifestazioni e festival Jazz.

Inoltre, ha vinto anche premio importanti, come quello del “Piacenza Jazz”, ovvero il prestigioso “Chicco Bettinardi” nel 2013. Inoltre, il Trio è stato vincitore del “European Jazz Contest 2013” che si è tenuto a Maastricht, in Olanda.

Questa tradizionale e intrinseca passione nei confronti della musica napoletana si unisce alla musica Classica e alla musica Jazz mainstream. Non a caso, infatti, Mario Nappi e i suoi compagni si ispirano ai grandi del passato, come John Coltrane e Bill Evans.

Grazie alla forte intesa tra Nappi, Cirillo e Mignano, il Mario Nappi Trio ha pubblicato ben quattro dischi.

La prima pubblicazione è stata nel 2014, con “Introducing”, un album molto soft con composizioni firmate a nome di Nappi e Cirillo. Segue “Vela”, album pubblicato nel 2015. Otto brani originali a eccezione del noto “Stella by Starlight” del trombettista Jazz Miles Davis.

Nel 2016 e nel 2017, poi, vengono pubblicati sempre dall’etichetta napoletana Skidoo, Triology volume 1 e 2.

Triology Vol.1 – Skidoo Records

Nel 2016 Mario Nappi Trio pubblica il primo volume di “Triology”. L’album contiene 10 tracce inedite, a eccezione di brani provenienti dal pop, dal rock e naturalmente dal Jazz.

Cinque sono i brani che vengono ripresi dalla tradizione jazzistica a partire proprio da John Coltrane, a cui ancora una volta i jazzisti italiani rendono un omaggio. Il primo brano dell’album “Triology” è, infatti, “Giant Step” di John Coltrane, movimenta fin da subito l’ascoltatore.

Segue una composizione di Nappi, “Second Way”, assolutamente ammiccante e suadente. Terzo brano è ancora un omaggio alla tradizione, “But not for me” di Chet Baker. E, poi, una composizione del pianista “Mirror”, un dialogo molto serrato tra piano e batteria.

La traccia numero cinque suona “It Could Happen to You” (Chet Baker), con un pianoforte molto presente e che ricorda le peripezie della musica classica. Quindi, i Beatles con una interpretazione jazzistica di “Yesterday”. Li segue Ray Noble con “Cherokee” e I Radiohead con “No surprise”.

Penultima traccia è “Never Mind”, di Mario Nappi, quasi un saluto arioso prima di un energico “Smoke gets in your eyes” (Jerome Kern e Otto Harbach).

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